essere nelle situazioni: osservarle, conoscerle, raccontarle...
Vite parallele
Vite che scorrono accanto alle nostre senza sfiorarsi davvero.
MondI vicinissimi, separati solo da uno sguardo che non si ferma.
Le vite parallele sono quelle esistenze che scorrono accanto alla nostra senza davvero incrociarla. Non sono vite ai margini, ma mondi che abitano le stesse strade e gli stessi quartieri, separati più da uno sguardo distratto che dalla distanza reale. Comunità che ricreano frammenti della propria cultura dentro le città europee, costruendo spazi identitari in cui tradizione, memoria e integrazione convivono.
La prima storia, Roma-Dhaka km 0, conduce nel quartiere romano di Torpignattara, dove una delle più grandi comunità bengalesi d’Italia ha ricreato una Little Dhaka. Qui negozi, centri religiosi, scuole e feste tradizionali mantengono vivo il legame con la cultura d’origine. Vivere questo quartiere significa scoprire un universo parallelo che non rifiuta Roma, ma la abita mantenendo intatte lingua, religione e tradizioni. L’incontro con questa realtà mostra come la conoscenza diretta possa trasformare diffidenza e distanza in rispetto reciproco e convivenza.
Entriamo nella comunità sikh del basso Lazio attraverso La terra dei Khalsa . L’incontro avviene quasi per caso e conduce all’interno di un gurdwara, il tempio in cui la comunità si riunisce per la preghiera e per mantenere viva la propria identità spirituale. Scatto dopo scatto emerge una storia più ampia, segnata dal trauma del massacro del 1984 nel Punjab e dalla perenne aspirazione alla nascita di un loro Stato indipendente, il Khalistan. Il progetto sceglie di raccontare i valori che tengono unito questo popolo: spiritualità, solidarietà e resilienza, i fatti storici vengono solo sfiorati.
La terza storia, Diversamente Rom, porta invece dentro il campo rom di via Candoni alla periferia di Roma. Qui lo sguardo iniziale è inevitabilmente condizionato dagli stereotipi e dalle immagini più dure: degrado, marginalità, distanza culturale. Ma osservando più a fondo emergono dettagli inattesi – relazioni familiari, gesti quotidiani, momenti di gioia – che restituiscono umanità a una comunità spesso ridotta a cliché. Il progetto nasce anche da un’iniziativa per favorire la scolarizzazione dei bambini rom, mostrando quanto la conoscenza diretta possa ridurre la distanza tra “noi” e “loro”.
Insieme, queste tre storie mostrano che le vite parallele non sono mondi lontani, ma realtà che abitano lo stesso spazio urbano. Basta attraversare quella sottile barriera fatta di diffidenza e abitudine per scoprire che dietro le etichette esistono persone, culture e storie che fanno già parte della nostra stessa città.

