Lo sguardo entra nel campo di via Candoni, alla periferia Sud di Roma, uno dei luoghi più emblematici e controversi del rapporto tra la città e la comunità rom.

Quello che dall’esterno appare come uno spazio segnato dal degrado e dall’emarginazione si rivela, a uno sguardo più attento, molto più attento, un universo umano complesso, fatto di famiglie, relazioni, abitudini quotidiane e fragili equilibri.

Diversamente rom (2015-16)

Il racconto nasce da un primo impatto inevitabilmente carico di pregiudizi e immagini sedimentate nel tempo. Baracche, fango, spazi improvvisati sembrano confermare le narrazioni più diffuse.

Ma restando più a lungo, osservando senza fretta, emergono dettagli che incrinano quella lettura superficiale: bambini che giocano, momenti di condivisione, gesti di cura, frammenti di normalità dentro una realtà difficile.

Il capitolo prende vite e si intreccia anche con un progetto educativo "Insieme si può" pensato dalla Questura di Roma - Commissariato San Paolo per favorire la scolarizzazione dei bambini rom, uno dei passaggi più delicati nel tentativo di costruire un ponte tra questa comunità e il resto della società.

La scuola diventa così uno spazio possibile di incontro, dove mondi che raramente si parlano possono iniziare a conoscersi.

Non vengono negati i problemi né le contraddizioni che attraversano la vita del campo.

Al contrario, la narrazione li riconosce apertamente, ma rifiuta di ridurre un intero popolo a un insieme di stereotipi.

Dietro ogni volto si intravedono storie personali, desideri, paure, percorsi di vita spesso segnati da marginalità e discriminazione.

Attraverso immagini e parole proviamo a restituire dignità e complessità a una realtà troppo spesso raccontata solo attraverso l’etichetta del conflitto. Non una visione alternativa quindi, ma che prova a integrare informazioni vere ma spesso incomplete.

Proviamo a sospendere il giudizio immediato e a riconoscere che, anche nei luoghi più difficili, esistono vite che cercano spazio, rispetto e futuro.

Una tra tutte quella di Maria e il suo conflitto interiore tra il vivere da "zingara" e da normalissima ventunenne romana. Zatteroni e gonne lunghe che provano a convivere con leggings e sneakers.

Più che fornire risposte, la storia apre una domanda: cosa succede quando smettiamo di guardare una comunità come problema e iniziamo a vedere le persone che la abitano?

A volte basta cambiare prospettiva per accorgersi che la distanza tra “noi” e “loro” è molto più sottile di quanto pensiamo.