essere nelle situazioni: osservarle, conoscerle, raccontarle...
Corviale è un alveare di cemento lungo un chilometro.
Un mostro orizzontale dove vivono più di 16.000 persone, compresse in una densità quindici volte la media italiana.
Dovevano esserci negozi, spazi culturali, palestre.
Oggi c’è il Centro Anziani più grande di Roma, qualche ambulatorio ASL e poco altro.
Intorno campi, cavalli, capannoni, rifiuti. E altro che è meglio non vedere.
E lungo quei vialoni senza poesia, una lunga teoria di corpi in vendita.
Yin & Yang (2022)




Camionisti e automobilisti rallentano, lanciano sguardi. Cercano di capire chi sia davvero donna e chi no.
Quasi tutte no. Io ero lì per un esercizio del Laboratorio di Reportage con Fausto Podavini: raccontare la storia di uno sconosciuto. Ho scelto quel bordo strada.
Mi interessava chi, pur ai margini della legalità, prova a restare in piedi senza rubare, usando come unico strumento il proprio corpo. Penso spesso che sia più facile fare uno scippo che diventare il giocattolo di chi ti compra.
Mi muovevo piano, avanti e indietro in macchina.
Sapevo di sembrare un cliente. L’imbarazzo c’era, tanto che avvisai un amico poliziotto della zona. E sapevo anche che con la prostituzione femminile non avrei avuto spazio: troppo controllo, troppi rischi.
Così ho provato con le trans. Molti rifiuti, molti insulti, finché Patricia non mi ha ascoltato.


Gallego, nato in Colombia, è diventata Patricia in Italia. Ormoni, trucco, un corso da parrucchiera mai trasformato in lavoro. Oggi aspetta seduta su una vecchia sedia di plastica, dietro un fossato con un materasso logoro e un telo blu come tetto.
Parlavamo del pià e del meno, le ho chiesto cosa facesse in Colombia per vivere. Mi rispose: “Questo non te lo posso dire, ma ora sto meglio”.
Lì, su quel ciglio di strada di periferia, in un primo momento mi sembrò un paradosso enorme. Alla fine non ho capito cosa facesse per vivere ma ho imparato la resilienza.


Dopo il lavoro, due autobus e un po' di tempo in parrocchia: dal Parroco ai vecchietti cui dedica il proprio tempo libero tutti sanno cosa fa ma a loro interessa ciò che è.
Con pazienza ho guadagnato la sua fiducia. Non è stato facile perchè ha tutti i motivi per non puntare sul prossimo. L’ho accompagnata in ospedale per una visita, le ho portato una pizza la prima volta a casa sua: una stanza piena di medicinali, peluche sui cuscini del letto. Nulla a che vedere col materasso logoro e il telo blu.
Su un mobile, un vibratore “per soffrire di meno” sul lavoro, e un piccolo altarino con Cristo, Madonnina e lumini accesi diligentemente ogni sera.
Yin e Yang. Sacro e profano che convivono senza chiedere permesso.




Un pomeriggio, infuriata per qualcosa che non ho mai capito mi ha tirato una scarpa sulla schiena mentre sgattaiolavo fuori per evitare conseguenze peggiori. Qualche giorno dopo mi ha chiesto perché fossi sparito. Non ricordava, buon per lei che ciò di cui s'imbottisce l'aiuta a dimenticare.
Per Natale, un calendario con alcuni suoi ritratti per la sua famiglia.
In lei due forze opposte che si tengono in un equilibrio instabile. Yin & Yang...
E ho capito, ancora una volta, che oltre ciò che appare c’è sempre molto di più.
Basta fermarsi abbastanza a lungo da reggere lo sguardo

